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New York: il desiderio ha ancora bisogno dello spettacolo?

Immagine del redattore: Romina Tosi
Romina Tosi
5 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

Crediti fotografici, da sinistra: COS Primavera/Estate 2027, Getty Images via InStyle; Michael Kors Primavera/Estate 2027 e Anna Wintour, Shutterstock e Romain Maurice/Getty Images, collage via New York Post; Calvin Klein Collection Primavera/Estate 2027, Filippo Fior/Gorunway.com via Vogue Runway.


Domenica 13 settembre, quando questa lettura è stata chiusa, la New York Fashion Week aveva superato di poco la metà del calendario. Restavano gli show serali e le due giornate conclusive del 14 e 15 settembre, ma già si intravedevano modi diversi di costruire desiderio.


New York continua a credere nella scena. Luoghi culturalmente riconoscibili, casting, musica, prime file capaci di produrre una notizia prima ancora che inizi la sfilata. Il punto non è quanto sia spettacolare una presentazione. Conta ciò che resta quando la scena viene tolta.


Alcuni brand usano l’ambiente per rendere più leggibile il prodotto. Altri generano immagini molto più forti degli abiti che dovrebbero sostenere. A volte, poi, lo spettacolo entra senza invito e si prende tutto.


È accaduto domenica 13 settembre durante la sfilata primavera-estate 2027 di COS. Cinque attivisti di PETA si sono alzati in momenti diversi, hanno mostrato cartelli contro l’uso della lana e interrotto la passerella. C’è stato anche uno scontro fisico tra un manifestante e una persona del pubblico. Le prime cronache hanno raccontato soprattutto questo. Gli abiti sono rimasti dietro.


Non era la regia prevista dal brand. Sarebbe quindi scorretto giudicare la collezione partendo dall’interruzione. L’episodio mostra però quanto rapidamente l’attenzione possa cambiare oggetto: si entra per guardare una collezione e si esce ricordando un cartello, una protesta, un alterco.


Questa analisi considera gli show disponibili fino al pomeriggio newyorkese del 13 settembre. Non comprende gli appuntamenti serali della domenica né le sfilate del 14 e 15 settembre, da Ulla Johnson e Diotima a Carolina Herrera, Collina Strada e Thom Browne. Il calendario completo è consultabile su Vogue Italia. È una lettura della settimana ancora in corso, non un bilancio finale.


Quando la scena continua nel prodotto


Michael Kors ha presentato la collezione nel giardino delle sculture del Museum of Modern Art. I riferimenti a Carmen Herrera, Alexander Calder ed Ellsworth Kelly non sono rimasti nell’allestimento o nella cartella stampa. Sono passati nelle righe grafiche, nei tagli, nei blocchi di colore, nei gioielli e nelle proporzioni.


La sequenza comprende abiti estivi a righe, completi, monospalla, ricami e borse che appartengono allo stesso discorso senza sembrare comparse del MoMA. Il luogo aggiunge autorevolezza e produce fotografie riconoscibili, ma i capi non perdono il proprio accento quando vengono isolati. Una riga ben calibrata continua a guidare l’occhio anche su fondo bianco. Un orecchino ispirato a Calder conserva senso nella pagina di un prodotto.


C’è anche un gesto di comunicazione quasi troppo perfetto. Anna Wintour è arrivata allo show con un completo a righe della collezione. Venti minuti dopo, una versione dello stesso motivo è comparsa in passerella. Il prodotto ha anticipato lo spettacolo indossando la persona che tutti avrebbero comunque fotografato. A New York sanno ancora organizzare le coincidenze.


Quando togliere richiede più sicurezza che aggiungere


Calvin Klein Collection ha scelto il Terminal Building e quattro sculture di Walter De Maria. Sul sonoro, Solange parlava di minimalismo come ricerca di ciò che è necessario. Un contesto simile comporta un rischio: l’arte può prestare importanza ad abiti che, da soli, ne hanno meno.


Veronica Leoni ha risposto con capi che non chiedevano protezione all’ambiente: blazer in cotone, jeans chiari a vita alta, trench a quadri grigi, gonne sottili, T-shirt in jersey di seta e abiti sottoveste. Nel vestito bianco tagliato in sbieco, il lato opaco e quello lucido della seta costruivano il dettaglio senza aggiungere decorazione. La sequenza permette di controllare fronte, fianco e particolari, non soltanto il fotogramma scelto per la stampa.


La sottrazione funziona quando lascia visibili costruzione e proporzioni. Se toglie soltanto elementi, resta povertà. In questa collezione il desiderio si concentra sulla silhouette e sulla possibilità di riconoscere un guardaroba, non sull’effetto speciale.


Il capo non dovrebbe avere bisogno del suo lato buono


Nel fitting, il primo segnale arriva quando guardi un capo e non senti il bisogno di modificarlo. Non serve cercare un’angolazione che lo salvi. Le proporzioni sono corrette; tessuto e modello si parlano e producono qualcosa che ha vita.


Per capire se una sfilata ha rafforzato il prodotto, basta eliminare mentalmente musica, luogo, casting e prima fila. La silhouette resta riconoscibile? Il tessuto sostiene il volume anche in una fotografia frontale? Il dettaglio conserva senso da vicino? La borsa, la giacca o l’abito continuano a farsi desiderare fuori dalla sequenza?


Uno show serve anche a produrre stampa, cultura e appartenenza. Può offrire a una comunità un’immagine nella quale riconoscersi, aprire una conversazione e modificare la percezione di un brand. Sarebbe ingenuo misurarlo soltanto con la futura vendita di un cappotto, dato che quei dati ancora non esistono.


COS ricorda che l’attenzione non obbedisce sempre alla regia. Michael Kors mostra quanto una scena possa entrare nella forma senza sostituirla. Calvin Klein sceglie uno spazio importante e poi lascia agli abiti il compito meno appariscente: reggere lo sguardo quando tutto il resto è stato tolto.


Le sfilate successive potranno cambiare il quadro. Fino al pomeriggio del 13 settembre, New York sembra dire che il desiderio accetta volentieri lo spettacolo. Pretende soltanto di ritrovare il prodotto quando si riaccendono le luci.


Romina Tosi



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