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Quanto può cambiare una felpa prima di essere percepita come un altro capo?

Immagine del redattore: Romina Tosi
Romina Tosi
8 ott
Tempo di lettura: 5 min

Materia e costruzione nella ricerca

Guardando le sfilate primavera-estate 2027, mi sono soffermata più volte sulle lavorazioni dei materiali. In diverse collezioni ho riconosciuto una ricerca che sento vicina al mio lavoro: intervenire sulla materia prima ancora che sulla forma del capo. Mi ha riportata a un progetto, sviluppato per TreXsette21 nel 2021, e a una domanda molto concreta: quanto potevo cambiare la felpa conservando il piacere di indossarla?


TreXsette21, autunno-inverno 2021. La giacca di ispirazione giapponese e l’abito con cappuccio.
TreXsette21, autunno-inverno 2021. La giacca di ispirazione giapponese e l’abito con cappuccio.

Da Prada, il cotone viene trattato per somigliare alla pelle o al camoscio e il Re-Nylon viene lavorato a plissé. Sono trasformazioni che cambiano la percezione di un materiale conosciuto. Nella mia ricerca, il punto di partenza era la sensazione della felpa: volevo darle il calore e il corpo di un capo imbottito, mantenendo superfici morbide e piacevoli al tatto.


La giacca avvolgente e l’abito con cappuccio nelle fotografie sono due esiti di quel lavoro. Per arrivarci ho dovuto progettare il materiale insieme ai capi. Campioni, disegni e prove di colore raccontano come.


 

Da Guru a una nuova ricerca sulla felpa


Nel 2009 ero responsabile prodotto della linea Guru uomo e donna. Nell’articolo «Progetti in corso», pubblicato su Fashion, Elena Azzola descriveva l’abbinamento di felpa e nylon trapuntato per nuovi modelli di felpa-giubbotto. Dodici anni dopo, quella possibilità mi ha ispirata nello sviluppo del progetto Padded per TreXsette21.


Per questo progetto ho scelto il cotone sia all’esterno sia all’interno, mantenendo il poliestere nell’imbottitura. Cercavo il calore di un padded classico, cioè di un capo imbottito, e volevo poter lavorare il colore sul prodotto già confezionato. La

composizione doveva tenere insieme queste intenzioni.


, il passaggio su Guru da Fashion, 9 gennaio 2009, p. 56
, il passaggio su Guru da Fashion, 9 gennaio 2009, p. 56

Le superfici e quello che sta in mezzo


il materiale aperto e il rovescio: fra le superfici si vede l’imbottitura
il materiale aperto e il rovescio: fra le superfici si vede l’imbottitura

Nei miei appunti di sviluppo compaiono combinazioni diverse: jersey sopra e sotto, felpa sopra e jersey sotto, felpa mélange sopra e jersey sotto. Jersey e felpa descrivono le superfici a maglia; il cotone è la fibra. Lavoravo sull’esterno per dare carattere al capo e prepararlo alla tintura. All’interno cercavo il comfort sulla pelle. Fra le due superfici, l’imbottitura dava corpo e calore.


Volevo una mano morbida e un effetto cocoon, avvolgente. Limitare il poliestere alla sola imbottitura rispondeva anche all’intenzione di rendere il prodotto, nel limite del possibile, più amico della pelle. Per valutarne l’impatto complessivo, però, la composizione da sola non basta: servono dati sulle fibre e sulle lavorazioni.


 

Disegnare la forma insieme al materiale


Con la trapuntatura univo le superfici e l’imbottitura. I rombi davano rilievo al materiale, ma dovevo considerarne il comportamento anche nelle pieghe e nelle sovrapposizioni. Nei disegni ho quindi annotato le zone da trapuntare e quelle da lasciare lisce, insieme a collo, cappuccio, tasche e fondi. Il materiale entrava già nelle decisioni di forma.


Disegni di sviluppo TreXsette21. Le sigle distinguono le combinazioni delle superfici; le note indicano zone trapuntate e dettagli di costruzione.
Disegni di sviluppo TreXsette21. Le sigle distinguono le combinazioni delle superfici; le note indicano zone trapuntate e dettagli di costruzione.
, il cappotto cocoon prodotto
, il cappotto cocoon prodotto

Nella giacca di ispirazione giapponese, il collo ampio e la cintura richiedevano un materiale capace di sovrapporsi e raccogliersi in vita. Volevo che il volume restasse avvolgente anche in quei punti.


Nell’abito con cappuccio ho concentrato la trapuntatura nella parte superiore e nelle maniche. Sotto il taglio del busto, la felpa liscia prosegue in piccole pieghe: interrompere i rombi mi permetteva di lavorare su una caduta diversa. La stessa ricerca poteva così entrare anche in un abito.


 

Il colore sul capo confezionato


Per il colore ho sperimentato diverse opzioni, tinto diretto, tintura dark line e DMD, ho deciso che il trattamento più valorizzante da utilizzare era il trattamento DMD. Lavoravo sul capo già tagliato e confezionato, con cuciture, sovrapposizioni e trapuntatura presenti.


La sequenza per il DMD che ho utilizzato prevedeva tre passaggi:


1. Base nera, per costruire il fondo scuro da cui partire.

2. Stonewash con acidi, per schiarire il fondo e creare variazioni di tono e contrasti.

3. Sovratintura con colori forti. La nuova tonalità emerge nelle parti schiarite, mentre le zone più scure contribuiscono alla profondità del colore.


Il trapuntato blu da vicino: la superficie e le cuciture mostrano le variazioni di tono del risultato finito.
Il trapuntato blu da vicino: la superficie e le cuciture mostrano le variazioni di tono del risultato finito.

Sulla giacca e sull’abito, il blu incontra superfici diverse: quelle scandite dai rombi e quelle lisce. Le prove di laboratorio mi servivano per scegliere la tonalità. Poi dovevo guardarla sul capo, dove pieghe, cuciture e sovrapposizioni partecipavano al risultato. Anche il colore richiedeva di tornare alla forma finita.


Prove di tintura in laboratorio e campioni DMD in diverse tonalità. Le foto mostrano la ricerca sul colore, non la successione delle tre lavorazioni. Per riprodurre il trattamento serve la scheda della tintoria con prodotti, dosi, tempi e temperature: il nome DMD e questa sequenza non ne sostituiscono la ricetta
Prove di tintura in laboratorio e campioni DMD in diverse tonalità. Le foto mostrano la ricerca sul colore, non la successione delle tre lavorazioni. Per riprodurre il trattamento serve la scheda della tintoria con prodotti, dosi, tempi e temperature: il nome DMD e questa sequenza non ne sostituiscono la ricetta

La prima volta che l’ho indossato


Nel cappotto cocoon ho portato la ricerca su una forma più lunga. Indossato, mostra il volume delle maniche, il collo aperto e la caduta del materiale lungo il corpo. La fotografia permette di vedere queste proporzioni. La sensazione sulla pelle posso raccontarla.



Il cappotto cocoon padded indossato in laboratorio dalla mia modella preferita @Lucrezia Bonfanti. TreXsette21, archivio personale.
Il cappotto cocoon padded indossato in laboratorio dalla mia modella preferita @Lucrezia Bonfanti. TreXsette21, archivio personale.

La prima volta che ho toccato e indossato uno dei capi Padded Peacock, ho avuto la sensazione di avere tra le mani un comfort garment. Mi hanno colpita la morbidezza e il calore naturale al tocco. Il jersey sulla pelle mi ha fatta sentire comoda, senza costrizioni e calda. Mi sono sentita avvolta e coccolata.


La ricerca sul materiale aveva preso la forma di una giacca, di un abito e di un cappotto. Indossando uno di quei capi, ritrovavo il comfort che volevo conservare della felpa. La risposta alla domanda iniziale passava anche da questo: la forma poteva cambiare molto, mentre quella sensazione restava riconoscibile.


Fonti e immagini Elena Azzola, «Progetti in corso», Fashion, 9 gennaio 2009, pp. 56–57. Dettaglio di p. 56 dall’archivio personale di Romina Tosi.

Campioni, disegni e fotografie TreXsette21: archivio personale di Romina Tosi. Intenti, composizione, sequenza DMD ed esperienza sul capo indossato: testimonianza dell’autrice.



Romina Tosi



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