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Perché la moda è in crisi e da dove può ripartire

Immagine del redattore: Romina Tosi
Romina Tosi
3 giorni fa
Tempo di lettura: 7 min

Il 70% dei consumatori intervistati da BCG e Altagamma ha rinunciato a un acquisto di lusso perché riteneva il prezzo ingiustificato. Il dato arriva dalla ricerca True-Luxury Global Consumer Insights 2026, condotta su oltre 10.000 consumatori in 11 mercati.


È un giudizio sul prezzo espresso dai clienti del lusso, non una misura della qualità del prodotto. Considerarlo soltanto un problema di disponibilità economica impedisce di capire dove intervenire.


La crisi della moda ha cause economiche reali, dai consumi deboli all’incertezza geopolitica. Per capire perché un’azienda perde competitività occorre verificare anche le sue scelte: prezzi, riconoscibilità delle collezioni, quantità e distribuzione rispetto alla domanda. La ripresa richiede di lavorare sulle decisioni con cui un’idea diventa un prodotto, poi un assortimento e infine un acquisto.


La moda non ha un unico bilancio


Un marchio del lusso, un’azienda di fascia media e un laboratorio che lavora per entrambi possono attraversare la stessa fase economica con problemi molto diversi.


Nei primi nove mesi del 2026 la divisione Fashion & Leather Goods di LVMH, che comprende moda e pelletteria, registra ricavi in calo del 2% su base organica, cioè a cambi e perimetro di consolidamento costanti. Nello stesso periodo Hermès cresce del 5,5% a cambi costanti. Le attività considerate sono diverse; questi risultati non spiegano da soli le cause.


Le previsioni dell’aggiornamento Altagamma-Bain del 25 giugno 2026 indicavano, nello scenario base per i beni personali di lusso, una crescita annua fra il 2% e il 4%. Una stima di mercato non garantisce la ripresa di ogni impresa.


Nel premium può pesare la difficoltà di distinguersi da proposte più accessibili. Un fornitore può avere competenze eccellenti e ordini insufficienti. Attribuire tutto alla perdita di desiderio sarebbe ingiusto, oltre che poco utile.


Un prezzo deve reggere anche fuori dalla fotografia

Il lusso comprende un valore simbolico e culturale che nessun calcolo dei costi industriali può esaurire. Il prezzo paga anche ricerca, identità, servizio, il piacere di possedere un certo oggetto. Ridurlo al costo del materiale sarebbe un errore.


Ma il prodotto resta esposto a una verifica molto semplice: viene toccato e indossato. La consistenza di un tessuto, il modo in cui cade una giacca, una fodera che accompagna il movimento sono elementi del progetto. La fotografia ne restituisce soltanto una parte.


Pizzo e sovrapposizion                                                                i Molature e patch
Pizzo e sovrapposizion i Molature e patch

Nel top in pizzo contano la trasparenza e il rapporto con la base; nella felpa, l’effetto vissuto e il patch. La visualizzazione rende leggibili queste scelte. Sul campione si verificano consistenza del tessuto, tenuta delle lavorazioni e comfort: l’immagine non basta a stabilire se il prodotto sostiene il prezzo.

TreXsette21, collezioni passate. Dettagli di visualizzazioni fotorealistiche AI tratte dagli schizzi originali.


Nella stessa ricerca BCG-Altagamma, design ed estetica, artigianalità e qualità di esecuzione, capacità di conservare attrattiva nel tempo guidano le motivazioni d’acquisto dichiarate. La visibilità del logo risulta invece il fattore meno importante fra quelli esaminati.


La comunicazione dà al prodotto un contesto, costruisce immaginario e può far desiderare qualcosa che prima non cercavamo. Pretendere che compensi anche una vestibilità trascurata o una proposta indistinta significa assegnarle un lavoro aggiuntivo piuttosto costoso.


Rendere il prezzo più credibile richiede scelte diverse secondo il problema. Può servire migliorare la costruzione, rivedere una categoria, ridurre sovrapposizioni o correggere il prezzo stesso. Aumentare il contenuto materiale, da solo, non crea necessariamente desiderio.


C’è anche un confronto che avviene fuori dal negozio. Altagamma-Bain rileva che circa metà dei clienti del lusso personale consulta l’usato prima di acquistare un prodotto nuovo. Il vintage entra così fra le alternative: può offrire una lavorazione, un modello o un’epoca che il cliente preferisce alla proposta attuale. Il nuovo deve meritare la scelta anche rispetto a ciò che il marchio ha già prodotto.


Quanto costa una collezione senza gerarchie


Ogni modello aggiunge lavoro di sviluppo. Colori, materiali e taglie possono moltiplicare le combinazioni da gestire. Una parte di questa varietà serve; quella che ripete la stessa funzione assorbe tempo di campionatura e può frammentare gli ordini senza ampliare davvero le occasioni d’acquisto.


L’architettura di collezione serve a decidere che cosa deve fare ogni prodotto. Un continuativo offre una base riconoscibile e riordinabile; un capo stagionale introduce una novità; una proposta d’immagine rende visibile la ricerca. Queste funzioni possono convivere nello stesso modello. L’etichetta “immagine”, comunque, non dovrebbe diventare un lasciapassare per ignorarne costi e utilizzo.

Felpa con zip                                           Felpa asimmetrica                             Completo con pizzo
Felpa con zip           Felpa asimmetrica             Completo con pizzo

Felpa con zip, felpa asimmetrica e completo con pizzo condividono il grigio, ma cambiano silhouette e costruzione. Affiancarli aiuta a valutare che cosa aggiunge ogni proposta all’assortimento. Il ruolo commerciale di ciascuna richiede anche una destinazione d’uso, un prezzo e un riscontro nelle vendite.

TreXsette21, collezioni passate. Schizzi originali di progetto.


Ridurre il numero di articoli ha senso dopo questa lettura. Un taglio uniforme rischia di eliminare i prodotti che fanno riconoscere il marchio e lasciare una collezione più piccola, ancora generica.


Va chiarito anche che cosa si intende per vendita. Il sell-in misura ciò che il brand vende ai rivenditori; il sell-out ciò che arriva al cliente finale. Un buon ordine iniziale non basta per sapere se il prodotto è stato scelto, se è rimasto in magazzino o se ha richiesto uno sconto. Quelle informazioni devono rientrare nel lavoro sulla stagione successiva.


Chi decide prima del campionario


Una collezione può perdere coerenza attraverso decisioni singolarmente ragionevoli. Sostituire un materiale per contenere il costo può modificarne la caduta e richiedere una nuova prova di vestibilità. Se il calendario non lo consente, il risparmio va valutato insieme al rischio sul risultato. Serve qualcuno che conosca il progetto e possa decidere su questo compromesso.


Lo sviluppo prodotto deve poter discutere la fattibilità quando si può ancora modificare il disegno. Chi si occupa di merchandising, e quindi costruisce l’assortimento rispetto a clienti e obiettivi economici, deve contribuire prima della selezione finale. Dal commerciale servono informazioni utilizzabili: quali modelli vengono riordinati, dove il prezzo incontra resistenza, quali taglie mancano, perché un capo torna indietro.

Schizzo del dettaglio                                                   Visualizzazione del dettaglio
Schizzo del dettaglio  Visualizzazione del dettaglio

Il confronto ravvicinato rende leggibili zip centrale, ampiezza delle maniche e fondo a coste. Se si cambia materiale per contenere il costo, sul prototipo vanno ricontrollati il volume della manica e la tensione di polsi e fondo. La visualizzazione aiuta a discutere queste scelte prima di produrre il campione.

TreXsette21, collezioni passate. Schizzo originale di progetto e visualizzazione fotorealistica realizzata con AI.


La direzione creativa deve poter interpretare queste informazioni, conservando spazio per proposte che i risultati passati non possono suggerire. Affidare ogni scelta alle vendite precedenti renderebbe difficile introdurre qualcosa di nuovo.


La responsabilità del management consiste anche nello stabilire chi approva una modifica e con quali conseguenze su qualità, costo e calendario. Se questa responsabilità rimane vaga, la discussione può continuare fino al momento in cui il fornitore deve produrre.


L’intelligenza artificiale può aiutare ad analizzare scorte e domanda. Per affidarle una previsione, però, occorre sapere che cosa contengono i dati: uno storico pieno di promozioni descrive anche le scelte promozionali dell’azienda. Non coincide automaticamente con ciò che il cliente desidererebbe comprare a prezzo pieno.


La filiera non riparte a comando


Nel secondo trimestre 2026 la produzione di abbigliamento nell’Unione europea è diminuita del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo l’Economic Update di EURATEX.

Per le imprese della filiera, la discontinuità degli ordini è un problema che una buona campagna del committente non risolve nell’immediato. Una lavorazione specialistica richiede persone formate, attrezzature e tempo. La capacità produttiva che si perde può essere difficile da ricostruire quando la domanda torna.


Proteggerla comporta impegni verificabili: previsioni condivise con anticipo, campionature selezionate, pagamenti puntuali, modifiche tardive limitate. Anche la formazione deve trovare posto nel calendario, con qualcuno che possa trasmettere il mestiere mentre si lavora.


Un marchio che fonda parte del proprio prezzo sulla competenza artigianale ha interesse a conoscere le condizioni che consentono al fornitore di mantenerla. La pressione sul costo va valutata insieme a ciò che può far perdere in qualità, affidabilità e possibilità di sperimentare.


Leggere i segnali prima di cambiare tutto


“Il prodotto non funziona” è una diagnosi troppo larga. La tabella propone alcune verifiche per circoscrivere il problema; le associazioni indicate sono ipotesi da controllare sui dati aziendali.


Il sell-through a prezzo pieno può aiutare questa lettura. Qui lo definiamo come la percentuale di unità vendute a prezzo pieno, al netto dei resi, sul totale delle unità disponibili nel periodo: giacenza iniziale più riassortimenti ricevuti. Il confronto richiede la stessa categoria e lo stesso canale, finestre temporali omogenee e un trattamento coerente dei resi.


Una percentuale alta può dipendere anche da scorte troppo basse. Va quindi letta insieme alla disponibilità delle taglie e al margine lordo effettivo, cioè quanto rimane dei ricavi, dopo sconti e resi, una volta sottratto il costo dei prodotti venduti. Restano da considerare le mancate vendite per assenza di prodotto, difficili da misurare ma tutt’altro che irrilevanti.


La prossima collezione come verifica


Per iniziare, un’azienda può scegliere una categoria circoscritta e ricostruirne le decisioni: prodotti sviluppati e scartati, costi sostenuti, ordini, consegne, vendite finali, resi. Questo lavoro permette di capire quali correzioni provare senza cambiare contemporaneamente tutta l’offerta.


I risultati vanno valutati sui tempi reali del prodotto. Una revisione dell’assortimento non produce ricavi il giorno dell’approvazione. E dove mancano liquidità o ordini, possono servire interventi finanziari e industriali che la sola direzione creativa non può sostituire.


Alla riunione sulla prossima collezione dovrebbero arrivare anche questi elementi, accanto ai bozzetti. Con il tempo necessario per cambiare una scelta prima che diventi un ordine di produzione.


Romina Tosi



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