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Come si coordina una collezione mentre l’idea cambia

Immagine del redattore: Romina Tosi
Romina Tosi
26 ott
Tempo di lettura: 7 min

Nel 2022 ho scritto a un uomo che non conoscevo per parlargli di un marchio che conoscevo molto bene.


Avevo saputo dell’acquisizione di GURU da parte di Gianluca Sessarego. Per me quella notizia aveva qualcosa di personale: in GURU avevo lavorato dal 2004 al 2014. Dieci anni sono tanti, soprattutto quando dentro ci sono il prodotto, le persone e una parte della propria vita.


Nel messaggio con cui mi sono presentata gli ho scritto:


«Per dieci anni sono stata la “mamma” del marchio Guru, ho gioito per i successi che ha ottenuto, ma ho anche sofferto per la sorte immeritata che ha subito».


“Mamma” è una parola poco da portfolio. Eppure, per spiegare il legame che avevo con quel marchio, mi era sembrata la più precisa.


Gli facevo i complimenti per l’impegno nel rilanciarlo e gli proponevo la mia collaborazione. Avevo allegato il portfolio: all’affetto potevo dare un seguito professionale. Conoscevo quel mondo e avevo ancora qualcosa da offrirgli.


Da quel messaggio è nato un confronto, fino ad arrivare alla creazione di GURU Bloom.


Tornare a lavorare su un marchio a cui si è legati richiede anche di lasciare spazio a ciò che può diventare. Il GURU che conoscevo era una parte della mia esperienza; la collezione da costruire doveva trovare la propria forma.


Per la Primavera Estate 2025 ho lavorato sul tema City Surfer: portare un’attitudine da surf nella vita urbana. Il capo vetrina doveva essere la Jumpsurfer, una tuta unisex in felpa di cotone 100%, con boccola spugna, stampata in digitale e poi tinta in capo.


Dall’idea al primo campione


Il primo campione della Jumpsurfer aveva il cavallo troppo corto, la lunghezza insufficiente, poca ampiezza e il fondo gamba sbagliato. Doveva essere il capo vetrina della collezione. Per il momento, non vestiva come volevo.


Alla mia idea del brand GURU mancavano ancora parecchi centimetri. L’idea del capo, però, continuava a convincermi. Avevo preparato il mood, gli schizzi e alcune elaborazioni AI per mettere meglio a fuoco il risultato; sul campione dovevo capire che cosa correggere per arrivarci.


In accordo con Gianluca Sessarego, titolare del brand, comunicavo direttamente con modelleria, stamperia e tintoria. Seguivo le correzioni e ne valutavo il risultato rispetto al capo che avevo progettato. Una modifica poteva risolvere un problema e aprirne un altro: serviva capire che cosa verificare prima di proseguire.


Il mood GURU Primavera Estate 2025. Ricerca di collezione dall’archivio personale.
Il mood GURU Primavera Estate 2025. Ricerca di collezione dall’archivio personale.

Prima delle prove avevo bisogno di vedere l’idea

Avevo preparato il mood e alcune elaborazioni AI per chiarire l’atmosfera, il rapporto tra il motivo floreale e il capo, l’attitudine delle persone che immaginavo lo avrebbero indossato. Mi aiutavano a vedere meglio una possibilità. Il prodotto era ancora da sviluppare.


Elaborazioni AI realizzate durante la ricerca visiva. Non sono fotografie di capi prodotti. Dall’archivio personale.
Elaborazioni AI realizzate durante la ricerca visiva. Non sono fotografie di capi prodotti. Dall’archivio personale.

Negli schizzi della Jumpsurfer, uomo e donna indossavano lo stesso progetto. La promessa era una vestibilità adatta a entrambi. Per mantenerla, sarebbero serviti un modello corretto e la prova sui corpi, oltre a un’immagine convincente.

Schizzi della Jumpsurfer su figura femminile e maschile. Dall’archivio personale.
Schizzi della Jumpsurfer su figura femminile e maschile. Dall’archivio personale.

La stampa prima e dopo la tintoria


La prima difficoltà riguardava la stampa digitale, che doveva restare visibile dopo la sovratintura senza diventare invasiva. Il colore del motivo andava scelto pensando al trattamento successivo: approvarlo soltanto sul tessuto prima del bagno non avrebbe risposto alla domanda che mi interessava.


Una prova aveva un tono royal troppo forte. Nella nota conservata in archivio avevo indicato di rifarla più chiara e con un tono più indaco. La correzione aveva un oggetto preciso: tonalità e intensità della stampa. Non stavo chiedendo di eliminare il motivo o di modificarne la disposizione.


Nota di modifica con prova stampata e sovratinta e nuovo file di stampa. Documento di lavoro originale dall’archivio personale.
Nota di modifica con prova stampata e sovratinta e nuovo file di stampa. Documento di lavoro originale dall’archivio personale.

Il nuovo file, però, restava una proposta. Per valutarne l’effetto serviva ripetere stampa e sovratintura. Il contatto diretto con stamperia e tintoria mi permetteva di seguire la relazione tra le lavorazioni: ciò che usciva dalla prima entrava nella seconda, e il mio giudizio riguardava il risultato finale.


Cinque colori e un motivo da tenere leggibile


Le varianti erano bianco, blu violato, giallo, rosa e verde acqua. La stampa doveva accompagnarle, conservando una presenza riconoscibile anche sul colore più scuro e senza imporsi su quelli chiari. Le prove sono state parecchie.

Le cinque varianti previste nei disegni: bianco, blu violato, giallo, rosa e verde acqua. Sono rappresentazioni di progetto, non campioni colore. Dall’archivio personale.
Le cinque varianti previste nei disegni: bianco, blu violato, giallo, rosa e verde acqua. Sono rappresentazioni di progetto, non campioni colore. Dall’archivio personale.
Prova di sovratintura sul colore più scuro. La fotografia documenta il rapporto visivo tra fondo e motivo; non sostituisce il campione fisico. Dall’archivio personale.
Prova di sovratintura sul colore più scuro. La fotografia documenta il rapporto visivo tra fondo e motivo; non sostituisce il campione fisico. Dall’archivio personale.

Sul disegno potevo avvicinarmi all’effetto cercato. Il tessuto trattato mi permetteva di decidere se quel rapporto funzionava davvero. Una stampa bella da sola non era una ragione sufficiente per confermarla: doveva trovare il proprio spazio sul capo e nei colori della collezione.


Il riferimento pubblico alla linea, la pagina ufficiale GURU Bloom mostra l’offerta oggi consultabile, o meglio, ciò che è rimasto.. I disegni e le prove riprodotti qui documentano invece lo sviluppo della Primavera Estate 2025 ed hanno un’altra funzione e una data precisa.


Unisex andava verificato indossando la tuta


Il primo campione non rispondeva alle esigenze del progetto. Cavallo e lunghezza erano troppo corti, mancava ampiezza e il fondo gamba era sbagliato. La parola unisex sul disegno non avrebbe sistemato nessuna di queste proporzioni.


Con la modelleria il lavoro riguardava il volume complessivo. Correggere un solo punto non sarebbe bastato. La tuta doveva avere lo spazio necessario e mantenere la forma cercata sia su una donna sia su un uomo. Allargarla senza controllare il resto avrebbe potuto produrre un capo diverso, ancora lontano dall’idea.


Da sinistra: primo campione; secondo prototipo indossato da una donna e da un uomo. Il verde del secondo prototipo non apparteneva alle varianti di produzione. Dall’archivio personale.
Da sinistra: primo campione; secondo prototipo indossato da una donna e da un uomo. Il verde del secondo prototipo non apparteneva alle varianti di produzione. Dall’archivio personale.

Dopo le modifiche, il secondo prototipo vestiva esattamente come volevo. Nelle due fotografie indossate potevo riconoscere il risultato del lavoro sul modello. Il colore richiede però una precisazione: per accelerare i tempi, il prototipo era stato inserito in una vasca già in lavorazione. Quel verde non era una sesta variante.


Il modello corretto e il colore definitivo erano quindi due questioni da tenere distinte. Dire che quel prototipo andava bene significava riconoscere la vestibilità ottenuta, senza trasformare il colore usato per la prova in una scelta di collezione.


Un’approvazione deve dire che cosa autorizza


Seguire direttamente le modifiche mi chiedeva di essere precisa anche nel giudizio. Un file corretto non era ancora una stampa verificata dopo la tintura. Un prototipo che vestiva bene non approvava automaticamente il suo colore. Chi proseguiva il lavoro doveva sapere quale parte della decisione era risolta.


Le risorse tecniche di CottonWorks sulle variazioni dimensionali spiegano come lavorazioni e finissaggi possano influire sulle dimensioni del tessuto e, nel capo, sulla vestibilità e sul rapporto tra i componenti. Questo non attribuisce alla tintura i difetti del primo campione della Jumpsurfer: le correzioni raccontate qui riguardavano la modellistica. Ricorda però perché, sviluppando un capo tinto, costruzione e trattamento debbano essere considerati insieme.


Per leggere i materiali di questo caso, le verifiche si possono distinguere così. È una sintesi editoriale ricavata dall’archivio, non un modulo di approvazione usato allora.



 La mia responsabilità era stabilire se i risultati, riuniti sul prodotto, continuassero a restituire la Jumpsurfer. Alla modelleria servivano indicazioni sulle proporzioni; con stamperia e tintoria il confronto riguardava il comportamento visivo del motivo nei colori scelti. Non ogni modifica richiedeva lo stesso interlocutore, ma tutte dovevano conservare un riferimento comune al capo.


Riconoscere il capo dopo tutte le correzioni


C’erano anche le stampe serigrafiche, i ricami a rammendo eseguiti a mano e gli accessori. Risolti i problemi di campionatura, il capo è uscito come lo avevo pensato. È stata una grande soddisfazione.


A sinistra, il primo capo di produzione; a destra, la fotografia della campagna promozionale. GURU Primavera Estate 2025. Dall’archivio personale.
A sinistra, il primo capo di produzione; a destra, la fotografia della campagna promozionale. GURU Primavera Estate 2025. Dall’archivio personale.

Guardando la fotografia della campagna, torno comunque al primo campione. Il motivo era già riconoscibile, ma la tuta non vestiva. Tra quelle due immagini ci sono le prove di colore, le correzioni al modello e le verifiche che hanno permesso di arrivare al risultato.


Avevo cambiato il tono della stampa per conservare il rapporto che cercavo con il fondo. Avevo fatto correggere le proporzioni perché il progetto unisex funzionasse indossato. Il colore provvisorio del secondo prototipo aveva consentito di procedere con la campionatura, senza modificare la palette prevista.


L’immagine iniziale mi aiutava a capire dove volevo arrivare. Sul secondo prototipo indossato da una donna e da un uomo, finalmente, potevo vedere la Jumpsurfer che avevo in mente. Tutto era in equilibrio.


Romina Tosi.


Materiali e fotografie dall’archivio personale. Le elaborazioni AI sono identificate nelle didascalie e distinte dalle fotografie dei capi reali. Gli articoli e i riferimenti riguardano collezioni passate, nel rispetto degli obblighi di riservatezza e dei relativi limiti temporali.


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