Cinque gruppi, cinque idee diverse di lusso
- Romina Tosi
- 8 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Quando si parla di moda, quasi tutta l’attenzione va ai brand. Gucci, Louis Vuitton, Prada, Cartier, Maison Margiela.
Eppure le decisioni che contano si prendono altrove.
Dietro ogni marchio c’è un gruppo. Ed è il gruppo a decidere come investire, quanto crescere, dove aprire negozi, quali aziende comprare e quanto rischio assumersi.
Per capire dove sta andando il lusso, conviene guardare meno le campagne e più chi prende le decisioni.
Bernard Arnault e LVMH
LVMH nasce in Francia nel 1987 dall’unione di Louis Vuitton e Moët Hennessy.
La sede è a Parigi.
Bernard Arnault ha costruito il gruppo comprando alcuni dei marchi più forti del lusso mondiale e lasciando loro una certa autonomia.
Louis Vuitton, Dior, Fendi, Celine, Loewe, Tiffany e Loro Piana mantengono identità diverse. Dietro, però, condividono forza finanziaria, capacità di investimento e una rete commerciale globale.
Il modello è chiaro.
Ogni marchio conserva la propria personalità. Il gruppo dà risorse, competenze e potenza distributiva.
Arnault non compra aziende per tenerle in vetrina. Le compra per farle crescere.
E quando entra in una categoria, di solito punta alla leadership. Non alla presenza educata.
François Pinault e Kering
Anche Kering è francese.
Anche la sede è a Parigi.
La famiglia Pinault arriva però da una storia diversa. Prima del lusso c’erano il commercio e la distribuzione.
Con Kering il centro diventa la moda.
Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta e Balenciaga sono i marchi che definiscono il gruppo.
Se LVMH ha costruito la propria forza sulla dimensione e sulla diversificazione, Kering ha spesso puntato sulla capacità dei suoi brand di diventare culturalmente rilevanti.
Qui la creatività pesa moltissimo.
Tom Ford, Alessandro Michele, Demna e Anthony Vaccarello non hanno solo disegnato collezioni. Hanno creato crescita, desiderio e valore.
È un modello che può produrre risultati enormi.
Ma quando una direzione creativa non funziona, il colpo si vede subito.
Richemont e la forza della pazienza
Richemont nasce in Svizzera nel 1988.
La sede è a Bellevue, vicino a Ginevra.
A differenza dei gruppi francesi, il cuore di Richemont non è la moda.
Sono l’orologeria e l’alta gioielleria.
Cartier, Van Cleef & Arpels, Jaeger-LeCoultre, IWC, Piaget e Vacheron Constantin sono l’anima del gruppo.
Il loro approccio è diverso.
Richemont non rincorre ogni tendenza. Investe nelle manifatture, nelle competenze tecniche e nella protezione del valore dei marchi nel lungo periodo.
È probabilmente il gruppo meno rumoroso tra i grandi protagonisti del lusso.
E spesso è proprio lì la sua forza.
Nel lusso, saper aspettare può essere una strategia.
Prada Group
Prada Group è uno dei pochi grandi gruppi del lusso ancora controllati da una famiglia italiana.
La sede è a Milano.
Il gruppo ruota attorno alla visione costruita da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli.
Qui il prodotto resta al centro.
Design, ricerca, materiali, sviluppo e controllo della produzione guidano ancora le scelte aziendali.
Prada e Miu Miu lo dimostrano.
Negli ultimi anni Miu Miu è diventato uno dei casi di crescita più interessanti del settore senza stravolgere la propria identità e senza inseguire ogni moda del momento.
Prada dà spesso l’impressione di muoversi più lentamente dei gruppi francesi.
Ma la velocità non è sempre un vantaggio.
Anche la moda ha scoperto che correre non garantisce di arrivare primi.
Renzo Rosso e OTB
OTB, acronimo di Only The Brave, nasce in Italia nel 2002.
La sede è a Breganze, in provincia di Vicenza.
Il fondatore è Renzo Rosso, che aveva già costruito Diesel.
Maison Margiela, Marni, Jil Sander e Diesel fanno parte del gruppo.
Tra i grandi player del lusso, OTB conserva forse l’approccio più imprenditoriale.
I marchi mantengono una forte autonomia creativa e una personalità netta.
Il gruppo investe nella manifattura italiana, nelle competenze produttive e nella crescita dei brand senza cercare a tutti i costi dimensioni gigantesche.
L’obiettivo non sembra essere diventare il più grande.
Sembra essere restare riconoscibile.
E nel mercato attuale non è una scelta scontata.
Chi sta facendo meglio oggi?
La domanda viene naturale.
Tra questi cinque gruppi, chi sta ottenendo i risultati migliori?
Se guardiamo dimensioni, redditività, capacità di investimento e tenuta nel tempo, la risposta resta LVMH.
Non perché sia immune alle difficoltà del mercato.
Anche LVMH ha dovuto affrontare il rallentamento della domanda in Cina, clienti più prudenti e una crescita meno brillante rispetto agli anni successivi alla pandemia.
La differenza è che il gruppo di Bernard Arnault può contare su un'organizzazione che nessun concorrente possiede.
Ha marchi leader in quasi ogni categoria del lusso. Moda, pelletteria, gioielli, orologi, beauty, vini e champagne.
Se un settore rallenta, un altro può compensare.
Se un marchio attraversa una fase più debole, altri possono continuare a crescere.
È il vantaggio della diversificazione quando funziona.
Kering vive una situazione diversa.
Il gruppo dipende ancora molto da Gucci.
Quando Gucci rallenta, tutto il gruppo ne risente.
Negli ultimi anni si è visto bene.
Richemont ha dimostrato una grande solidità operativa.
Cartier e Van Cleef & Arpels hanno continuato a performare bene grazie a una clientela meno sensibile alle oscillazioni economiche e a prodotti il cui valore risulta più leggibile rispetto a molta moda.
Prada Group è forse il caso più interessante.
È molto più piccolo dei colossi francesi, ma ha attraversato gli ultimi anni con una coerenza rara.
Prada e soprattutto Miu Miu hanno costruito crescita senza rincorrere ogni cambiamento del mercato.
OTB gioca un’altra partita.
Le dimensioni non sono paragonabili a quelle degli altri gruppi.
Però OTB ha dimostrato di saper preservare identità creative forti senza sacrificare la qualità industriale.
Se la domanda è quale modello industriale sembri oggi più solido, la mia risposta resta LVMH.
Non perché abbia sempre i brand migliori. Su questo si può discutere per ore.
Ma perché ha costruito una macchina industriale capace di assorbire gli errori, sostenere investimenti enormi e continuare a muoversi quando altri devono difendersi.
Nel lusso il talento creativo resta fondamentale.
Ma alla lunga la differenza la fa quasi sempre la qualità dell’organizzazione che sta dietro.
E su questo terreno, almeno per ora, Arnault resta il riferimento che tutti osservano.
Ma se dovessi scommettere sul gruppo che potrebbe sorprendere di più nei prossimi cinque anni, sceglierei Prada Group.
Per una ragione semplice.
Mentre molti concorrenti cercano una nuova direzione, Prada sembra averla già trovata.
Prada continua a mettere il prodotto al centro, mantiene una visione coerente e non rincorre ogni cambio di umore del mercato.
Forse la domanda vera è questa.
Nel lusso di oggi è più forte chi ha costruito la macchina industriale più potente o chi ha ancora il coraggio di partire dal prodotto?
Romina Tosi
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